La natura del Cile

La geografia del paese condiziona fortemente la flora e la fauna del territorio. Una innumerevole quantità di ambienti e di climi dettati dalla latitudine e dall'altitudine, fanno si che in territorio cileno si susseguano un incredibile numero di habitat.

Le ampie zone del nord del paese sono per buona parte occupate dal Deserto de Atacama, il deserto più arido al mondo. Costituito da ampie fasce montuose erose dal vento e da depressioni intramontane alcume delle quali occupate dei salar (estese zone lacustri caratterizzate da affioramenti di coltri saline e acque salmastre), si spinge dai rilievi andini al confine con l'Argentina e la Bolivia , fino alle coste dell'Oceano Pacifico. Questa ampia zona si presenta solitamente scarsamente vegetata, e solo localmente ricoperta da specie arbustive e cespugliose (jaral costero). Salendo in quota dagli altipiani centrali, giunti intorno ai 2500 metri di altitudine, si entra nelle fasce vegetazionali dominate dal cactus, da prima isolato e poi associato alla flora arbustiva chiamata tolar (costituita da specie quali: tola, clavel del campo e rari cactus candelabro.

Alla quota di 4000 metri la vegetazione cambia radicalmente e si costituisce di un mix di specie che costituiscono i cosi detti bofedal (insieme di specie vegetali che costituiscono le bordature di specchi palustri generati dallo scioglimento dei nevai). Tra le specie vegetali più singolari spicca la llareta (Azorella compacta), ben visibile per il suo vivace colore verde chiaro, che borda con forme mammellonari gli affioramenti rocciosi presenti tra i fitti manti vegetati. Questa specie oggi protetta veniva un tempo utilizzata una volta essiccata come combustibile.

Salendo ancora di quota per tutto l'arco andino si raggiunge il limite superiore della vegetazione arborea, e si entra nel deserto d'altura, dove progressivamente la vegetazione lascia il posto alla nuda roccia colonizzata solo da licheni.

Nel Norte Chico il clima è di tipo semiarido e questo fattore conferisce al paesaggio un aspetto dominato da ampie distese di steppa, dominate da piante autoctone come il tamarugo ed il chañar. In queste regioni la presenza dell'uomo ha condizionato fortemente il mantenimento di habitat naturali, spesso sostituiti da specie esotiche e non endemiche solitamente legate a necessità di tipo agricolo e di allevamento. Tra le specie più caratteristiche va ricordata la palma chilena o Kankàn, caratteristica per il suo aspetto costituto da un alto fusto di colore chiaro dominato da un ciuffo di foglie. Di questa palma da sempre si è utilizzato tutto; le foglie per coprire i tetti delle abitazioni, i frutti per l'alimentazione e dal tronco oltre la legna anche una linfa, nota con il nome di miele di palma.

Scendendo verso sud ed entrando nella regione dell'Araucania, l'aumento delle precipitazioni corrisponde alla creazione di innumerevoli combinazioni floristiche e vegetazionali. Si giunge così ad ambienti dominati da latifoglie con importanti coperture di fitti boschi e rigogliosi sottoboschi. Il progressivo aumento delle precipitazioni associato alle latitudini più meridionali porta alla foreste sempreverdi delle Selve Valdiviane, dove giganteschi coihue (Nothofagus dombeyi) sono la specie più rappresentativa. Questa fascia vegetazionale è quella dove si sviluppano tutte quelle associazioni floristiche tipiche di ambienti umidi, spesso associate ad estese torbiere. Ancora a sud le condizioni climatiche sempre più estreme portano ad una modifica radicale della vegetazione in particolar modo per quella arborea, che diviene di tipo subantartico. A sud del 47° parallelo, i boschi antartici a causa delle condizioni climatiche estreme, subiscono un particolare trasformazione, che oltre a fenomeni di nanismo li vede assumere forme bizzarre per effetto dei freddi ed intensi venti antartici.