La storia del Cile
La storia antica del Cile è legata alle diverse comunità che stanziarono lungo le terre che oggi costituiscono il paese. Principalmente nella zona nord, si stanziarono gli aymará, gli atacamegni e i diaguitas. Sulla costa e la parte centrale trovarono luoghi fertili i changos che vivevano principalmente dalla pesca. Nella zona centro sud si radicarono i picunches, i mapuches e i huiliches. La cordigliera centrale ed il sud furono teatro dei lunghi spostamenti di tribù nomadi che vivevano principalmente di caccia e di raccolta di frutta. Tra le tribù più importanti i chiquillanes, i pehuenches, i puelches, i poyas e gli onas; nella zona dei canali fuegini, abitavano i cuncos, i chonos, i alacalufes e gli yaganes, che svilupparono grandi abilità nella pesca e la navigazione.
Bisognerà attendere il 1500 per vedere protagonisti incontrastati gli inca, che dominarono il nord ed il centro dell'attuale Cile. Nel 1535 iniziò la conquista del Cile da parte della Spagna: Pedro de Valdivia, inviato da Pizarro, respinse gli Araucani, popolo di cacciatori andini che, intorno al XV secolo, avevano costituito una federazione politicamente ed economicamente molto forte nella zona della Gran Vallata centrale. In questo periodo vengono fondate la città di Santiago (1541) e di Concepción (1550). L'idea nazionale cilena cominciò a formarsi solo verso la fine del XVIII secolo favorita dalla proclamazione dell'indipendenza degli Stati Uniti (1776), dalla penetrazione delle idee innovatrici della Rivoluzione francese e anche dagli abili interventi interni economici e politici degli inglesi. La situazione precipitò all'inizio del XIX secolo: per iniziativa di Martínez de Rozas e di Bernardo O'Higgins, figlio dello stesso governatore, quando un'assemblea ristretta proclamò l'indipendenza del paese (18 settembre 1810). Il 18 settembre 1810 si formò la Prima Giunta di Governo che segnò il principio dell'autonomia del Cile. Fu però la vittoria sugli Spagnoli del generale argentino San Martín a Maipo (aprile 1818) a sancire definitivamente l'autonomia del paese della Spagna. Nel 1879, sotto il presidente Anibal Pinto, il paese entrò in guerra con il Perú che si era alleato alla Bolivia: per l'egemonia sui territori del deserto di Atacama. Ne scaturì un conflitto acceso noto come “Guerra del Pacifico”, che termino solo nel 1881 con l'occupazione dell'esercito cileno di Lima. Sconvolto da una lunga serie di colpi di stato militari, nel 1964, con largo suffragio popolare, si attuò la riforma agraria, che prevedeva l'eliminazione dei latifondi, la riforma scolastica e l'acquisto da parte delle Stato del 51% delle azioni minerarie delle compagnie straniere. In pratica la riforma scontentò tutte le fazioni politiche cilene da destra a sinistra, e nel 1970 le elezioni tolsero al partito democratico la maggioranza assoluta, aprendo la strada al socialismo di Salvador Allende. Il tentativo ebbe un triste epilogo nel 1973 a causa di un sanguinoso golpe militare, al cui successo contribuì la CIA e che portò alla dittatura del generale Augusto Pinochet Ugarte. Nel 1980 un referendum farsa approvava la nuova costituzione cilena, che vedeva nelle mani del Presidente Pinochet la maggior parte dei poteri dello Stato. Tre anni dopo le forze dell'opposizione moderata fondavano il raggruppamento di alleanza democratica, proponendosi di avviare il dialogo con le forze moderate del regime. Un primo risultato si ebbe nel nuovo referendum del 1988, indetto da Pinochet poco più di un anno prima della scadenza costituzionale del suo mandato, che ha dato la vittoria al no, del regime. Il dopo regime Pinochet, vide nel 1989 l'elezione di Patricio Aylwin Azócar, al quale nel 1993 succedette Eduardo Frei-Ruiz Tagle. Dal gennaio 2006 il Cile vanta il primo presidente donna in america latina, la socialista Michelle Bachelet.